domenica 12 dicembre 2021

La scuola di Valparaíso: Dalla costruzione poetica dell’architettura alla fondazione della Città Aperta, di Augusto Angelini

 

La scuola di Valparaíso:
Dalla costruzione poetica dell’architettura
alla fondazione della Città Aperta



Augusto Angelini






La «Scuola di Valparaíso» è una delle esperienze più importanti della ricerca architettonica degli ultimi sessant’anni in America del Sud. È la storia di un gruppo di architetti e di artisti che, guidati dall’architetto cileno Alberto Cruz e dal poeta argentino Godofredo Iommi, hanno dato vita a una scuola di architettura che si basa sulla poesia e sul lavoro comunitario. Un’esperienza che non solo ha inventato un modo di insegnare e di fare architettura, ma che ha creato una «visione» dell’America che riesce poeticamente a restituire una lettura originale del continente americano. Al tempo stesso, ha sviluppato un linguaggio figurativo che include un modo di disegnare, di scrivere e di parlare, un linguaggio che giunge alla forma osservando «gli atti» della vita e come questi acquisiscano forma e misura.

 L’architettura per la Scuola consiste nella creazione di un luogo orientato, ossia radicato nello spazio esteso, un luogo in cui sia possibile stare. L’invenzione, il rapporto con la natura e il carattere leggero dell’opera, illuminano il processo creativo e danno
forma a un’interpretazione della modernità in America Latina. L’approccio poetico e artistico della Scuola ha trasformato Valparaíso1 – città-porto situata al centro di quella striscia di terra lunga 4000 chilometri che è il Cile – in un’aula all’aperto dove gli studenti osservano e scoprono l’architettura.
Sin dall’inizio, le attività didattiche sviluppate da quel gruppo di architetti e di artisti hanno attirato l’attenzione della società, per il loro modo radicale di praticare l’insegnamento e di farlo diventare punto di riferimento e modello di scuola. L’eco di quell’esperienza ha valicato i confini d’America ed è arrivata in Europa, sia attraverso i racconti degli ospiti che hanno visitato la Scuola e la Città Aperta2, sia attraverso pubblicazioni europee e statunitensi3 che hanno imposto all’attenzione della critica internazionale la ricerca del gruppo: una ricerca il cui primo carattere stava in un’originale visione poetica del continente sudamericano. 

In questo scritto intendo presentare la Scuola partendo da quelli che a mio avviso possono essere considerati i quattro cardini della sua attività:
- il rapporto fra poesia e architettura, in quanto possibile disvelamento della condizione
americana, così com’è espressa dal poema Amereida4;
- l’insegnamento, a partire dall’osservazione architettonica, intesa come sguardo sul reale e
come strumento di pensiero proprio dell’architettura;
-la traversata5, ossia un’idea di viaggio come atto fondativo, come esperienza di scoperta del territorio americano capace di incorporare nella formazione dell’architetto la dimensione
continentale;
-la Città Aperta, come costruzione di un’utopia concreta in cui si vive, si lavora e si studia in una comunità-laboratorio.


La Poetica della Scuola: Amereida

«Ogni essere umano ha un dono,
un dono che è la parola.
Parlare è accordare il linguaggio.
Lo si può fare sino a raggiungere
la sua tensione limite,
che è la poesia»
GODOFREDO IOMMI, da una lezione del laboratorio detto Taller de América, Valparaíso, 1991

La parola poetica serve di fondamento all’architettura: la poesia non intesa come generica fonte d’ispirazione, ma come indicazione. L’unione tra poesia e architettura è per la comunità di Valparaíso un modo di vita. La Scuola intende la condizione umana come una condizione poetica: «l’uomo vive liberamente e senza sosta, in attesa e con coraggio, per fare il mondo»6,. Le azioni poetiche, chiamate phalènes7, si ispirano ai metodi di Breton e dei surrealisti, secondo i quali l’azione poetica si doveva realizzare collettivamente. Da Baudelaire è mutuata l’idea di gettarsi nella folla, di immergersi nella città. La massa era il velo fluttuante attraverso il quale Baudelaire vedeva la città di Parigi. Allo stesso modo, le phalènes create da Iommi possiedono lo spirito baudelariano dell’immergersi nella massa, inventando e interpretando un percorso tra due punti della città, lungo il quale i partecipanti vanno scrivendo una sorta di poema collettivo. Questo rapporto con la poesia, esemplificato nel poema epico Amereida, si nutre della lettura e dello studio dei classici (Virgilio e Dante, Hölderlin e la poesia francese del Novecento) e dei filosofi (soprattutto Nietzsche e Heidegger), con l’intenzione di individuare l’origine e il destino del continente americano. 

«Pieno di merito, ma poeticamente, abita / l’uomo su questa terra»8: questo verso di Hölderlin è uno dei riferimenti che risuonano con maggior forza in Amereida9 e nella Scuola. Di Rimbaud, la Scuola fa sua l’idea che «bisogna essere assolutamente moderni»10, appropriandosene, facendone uno dei manifesti dello spirito d’avanguardia e ponendolo a base dell’azione. Modernità che in Amereida è enunciata come condizione dell’uomo, come senso d’apertura nei confronti del reale, come ricerca costante dei principi e delle possibilità di trasformazione artistica del reale stesso. La poesia dalla Scuola viene intesa come poïesis, cioè come disvelamento del mondo e della vita. Su questo si basa l’idea stessa dell’osservazione architettonica, l’idea di fondare il progetto sulla parola, intesa come capacità di nominare l’essenza dei luoghi, tanto nell’osservazione dello spazio dal vero, quanto nella prefigurazione progettuale. 

«In Grecia, vi dico, i versi e la lirica prendevano il ritmo dall’azione, dopo di che tanto la musica come il ritmo divengono gioco e divertimento»11. Questa considerazione di Rimbaud diviene per la Scuola l’affermazione: «parola detta, parola realizzata», come scrive Iommi. L’ampio orizzonte teorico della Scuola (esemplificato dai riferimenti sopra
 citati) distingue quest’esperienza dai movimenti che hanno rivendicato l’identità latinoamericana in maniera folcloristica e provinciale. 

Il poema Amereida, iniziato dal gruppo alla vigilia della prima traversata, compiuta nel 1964, costituisce il fondamento poetico e filosofico che guida le attività della Scuola e della Città Aperta. Già nel titolo (che deriva dall’unione di «Eneide» e di «America») sono indissolubilmente intrecciate l’idea del viaggio come scoperta della patria (il continente americano) e l’idea di fondare l’architettura a partire dalla parola poetica. In questa prima traversata, nella città argentina di Santiago del Estero, nel corso di un «atto poetico» il gruppo disegna una nuova carta del Continente, il cui orientamento è ribaltato rispetto alla convenzione geografica: al profilo dell’America è sovrapposta simbolicamente la costellazione della Croce del Sud, i cui quattro estremi vengono così nominati: il punto verso Capo Horn, dove Vespucci aveva avvistato per prima volta la Croce del Sud, viene chiamato Àncora; quello opposto, collocato nei Caraibi, viene designato con la parola Origine, perché lì era sbarcato Colombo, nelle terre che credeva fossero le Indie. Viene invece chiamato Luce il punto coincidente con la sponda atlantica, quella fisicamente più vicina all’Europa, poiché è a partire dall’Europa che sorge l’America. L’estremità opposta, verso il Pacifico, viene chiamata Avventura, perché da lì ha inizio il Mare nuovo, il Mare sconosciuto.
Questa azione sintetizza con forza simbolica il modo in cui la parola poetica rappresenta per la Scuola il mezzo per andar oltre il significato comune delle cose, e il modo in cui dare nome alle cose è un atto d’orientamento, per indicare all’operare architettonico un significato ed un compito.

L’insegnamento

Nel 1952 l’ordine dei Gesuiti decise di rinnovare la Universidad Católica de Valparaíso, affidandone il compito ad Alberto Cruz, che apparteneva allora alla facoltà di architettura della Universidad Católica de Santiago, facoltà in cui si era laureato nel 1945 e in cui insegnava Composizione dal 1950. Cruz aveva partecipato al movimento di protesta e di occupazione della sua facoltà nel 1949, insieme ai laureandi e ai giovani professori che volevano rinnovare l’insegnamento, sino ad allora legato a canoni didattici Beaux Arts. Uno dei momenti rilevanti dell’azione intrapresa dal movimento studentesco, era stata l’occupazione dell’università, culminata nella distruzione da parte del gruppo ribelle, nel cortile della Casa Central, del trattato del Vignola. Alberto Cruz accettò l’incarico a patto che venisse esteso a tutto il suo gruppo – costituito tra gli altri da Godofredo Iommi, Jaime Bellalta, Fabio Cruz e José Vial –, conscio che una trasformazione radicale era possibile solo con una larga convergenza d’intenti. Fu l’inizio di una vita di comunità a Cerro Castillo, in un complesso di case a schiera che il gruppo aveva preso in affitto nel centro urbano di Viña del Mar, contiguo a Valparaíso. In questo periodo i membri del gruppo, organizzati in una struttura priva di gerarchie e finanziata tramite la comunione degli stipendi, stabilirono le basi di quella che chiamarono in seguito «hospitalidad», secondo un’idea che è alla base della Città Aperta. La cerchia delle persone che provenivano da Santiago era fortemente influenzata dal Movimento moderno e soprattutto da Le Corbusier, il quale nel 1929, in una conferenza alla facoltà di architettura di Buenos Aires, aveva indicato nello schizzo e nel rilievo dal vero il metodo per imparare l’architettura: annotando per mezzo del disegno le situazioni spaziali, si poteva risalire all’essenza delle cose, alle loro relazioni con la città, ai rapporti di misura tra le parti e il tutto, ai materiali da costruzione. È indubbia l’influenza che l’indicazione di Le Corbusier ha avuto su Cruz e su tutto il gruppo, come risulta evidente dal programma di studi che essi presentano all’Università Cattolica di Valparaíso. La rifondazione della scuola d’architettura prevedeva la creazione dell’Istituto d’Architettura e un insegnamento basato sul lavoro collettivo, definito lavoro en ronda. Il gruppo assume l’osservazione architettonica come lo strumento con cui gli studenti devono imparare a rilevare, con la parola e con lo schizzo, una situazione dello spazio, facendone il «materiale» con cui progettare la forma architettonica.

 Ciò spiega perché Valparaíso si trasformi nell’aula nella quale si impara, percorrendola e disegnandola, e guardando non solo alla città, ma anche a los actos, ai fatti architettonici, e alla luce che li converte in forma. Dopo un primo momento di esperimenti didattici non accademici, basati su un ordinamento degli studi per «botteghe», in cui il lavoro era svolto da un maestro e da un numero esiguo di studenti che imparavano il mestiere per emulazione, la Scuola, senza tradire la propria concezione anti-accademica, si struttura in cinque corsi principali: il Laboratorio di Progettazione, il Corso sullo Spazio, il Laboratorio d’America, il Corso di Presentazione dell’Architettura e il Corso di Cultura del Cuerpo.

La traversata

La prima traversata viene effettuata nella primavera del 1964 e prevede l’attraversamento dell’America del Sud secondo la linea retta che unisce Cabo de Hornos in Patagonia, con Santa Cruz de la Sierra in Bolivia, uno dei due assi della proiezione della costellazione della Cruz del Sur sulla carta d’America. È proprio nel punto d’intersezione tra i due assi della costellazione che si trova Santa Cruz, nominata in Amereida «capitale poetica d’America». La traversata costituisce un atto fondativo, in cui il viaggio epico si sovrappone al viaggio architettonico: è un punto d’incontro tra le phalènes (le «azioni poetiche» che la Scuola aveva svolto nella città di Valparaíso) e il viaggio, inteso come conoscenza e come rilievo del territorio americano. Dieci furono i membri che parteciparono alla prima traversata: Jonathan Boulting, poeta inglese; Alberto Cruz, architetto cileno; Fabio Cruz, architetto cileno; Michel Deguy, poeta francese; François Fédier, filosofo francese; Claudio Girola, scultore argentino; Godofredo Iommi, poeta argentino; Jorge Pérez Román, scrittore cileno; Edison Simons, poeta brasiliano; Henry Tronquoy, poeta francese.
È in questa traversata che viene scritta la maggior parte di Amereida, che è anzitutto una «visione» dell’America. Nel poema è espressa l’idea che il continente americano in realtà non sia mai stato scoperto: Colombo cercava le Indie, e forse quel suo desiderio fece sì che il continente rimanesse celato. Il continente americano per Amereida è un dono per il mondo, un territorio disponibile per le diverse etnie che arrivano dall’Europa. Per Amereida, «in America non si nasce, ma si inizia come latini»12, perché l’origine dell’America sta nella civiltà greca e latina. 

Dal 1984 i laboratori di progettazione propongono come parte integrante della loro formazione il compito d’andare in traversata, creando un’occasione che diviene un’esperienza unica e feconda; gli studenti partono insieme ai professori per scoprire il territorio americano, costruendo insieme piccole opere d’architettura: segni lievi che vengono offerti agli abitanti del posto e che costituiscono un ampliamento dell’ospitalità della Città Aperta. Ciascuna di queste opere ha il compito di «svelare» il continente, dato che l’essenza del continente si scopre agendolo attraverso l’architettura, cioè attraverso una costruzione che segna il carattere del luogo. Più di cento traversate sono state fatte sino ad oggi, e in ciascuna di esse sono stati tracciati un segno e una distanza sul continente. 

Nel 1992 nella Città Aperta venne costruito il Padiglione dei Nomi, per commemorare i quarant’anni della Scuola, e nell’occasione per la prima volta vennero messe in mostra tutte le traversate, elaborando delle carte che potessero rappresentarle nella loro totalità. Ed è un’occasione che segna una nuova tappa per la Scuola, avviando la possibilità di disegnare una nuova carta dell’America in cui poter rappresentare una visione unitaria delle opere realizzate durante le traversate e le relazioni tra queste e il continente, permettendo così di rimisurarlo e di descriverlo non mediante una semplice cartografia geografica, ma attraverso la costruzione di una carta architettonica dell’America: la mappa non è il territorio o per dirlo con Amereida «il cammino non è il cammino»13.

La Città Aperta

Il punto più alto dell’esperienza della Scuola, sta nell’avere realizzato una città che coincide con un’Utopia. E questo può sembrare un paradosso: è possibile trasformare un’Utopia in un luogo concreto? Se il non-luogo dell’Utopia diviene il luogo in cui vita, lavoro e studio si fondono, la risposta è sì: e questo luogo è appunto la «Ciudad Abierta»14. Fondata sulla sabbia, essa si estende in un paesaggio di mare e di colline di circa 300 ettari, a 30 chilometri da Valparaíso. È divisa in due dalla strada che porta al villaggio di Ritoque: 3000 metri di spiaggia fanno da sfondo alle grandi dune del settore occidentale, in cui si trovano una serie di «hospederías» (residenze per gli studenti e i professori costruite intorno all’idea di ospitalità) e altre costruzioni che servono alle attività di lavoro e di riunione, tra le quali la Sala di Musica e il Laboratorio dei Prototipi. Nel settore orientale, situato in una zona collinare più alta, spiccano il cimitero e gli spazi delle «Agorà». Sono questi luoghi collettivi e questi spazi aperti di riunione che rimandano allo spazio originario della città e al senso mitico della sua fondazione; sono essi che conferiscono al paesaggio essenza urbana e che fanno della piccola comunità una Città Aperta. La scelta del luogo non è casuale: il suolo sabbioso, su cui i passi lasciano tracce destinate ad essere presto cancellate, è un paesaggio che muta costantemente la propria topografia, stabilendo un’analogia consapevole col destino delle opere della Città Aperta, di volta in volta effimere o trasformabili come le forme della sabbia. Ma questo paesaggio fluttuante propone insieme un’altra questione: la questione che è propria della creazione e dell’esperienza artistiche, ricominciare sempre daccapo. Per la scuola, infatti, la stessa modernità consiste in un incessante "tornare a non sapere".


--------------

Note: 
1 Valparaíso è una città-porto di grande bellezza e complessità, affacciata sull’Oceano Pacifico. La sua forma è il risultato della sovrapposizione di strutture e tipi architettonici su un insieme di 44 colline che ne definiscono latopografia. È una città di impianto irregolare, nata dal rapporto tra la cultura degli immigrati europei, case, chiese, funicolari, con opere di autocostruzione realizzate con materiali poveri, concorrendo a definire la sagoma dei vari «cerros» (o colline). Artificiale e naturale a Valparaíso si intrecciano, concorrendo a definirne la topografia e costituendo una città che da una parte è un grande anfiteatro, dall’altra un vero e proprio labirinto. 
 2 La Città Aperta, come si vedrà più oltre, è la città utopica e auto-costruita fondata nel 1970 nella quale la scuola si insedia, proponendo un modello di vita, di lavoro e di studio di tipo comunitario. 
 3 Per le pubblicazioni che hanno contribuito a far conoscere la Scuola di Valparaíso al di fuori del contesto sudamericano, si vedano i cenni bibliografici altrove riportati. 
 4 Amereida, come vedremo in seguito, è il poema epico scritto dal gruppo fondatore della Scuola di Valparaíso. Ma diviene anche il nome dato prima alla «Cooperativa di Servizi Professionali Amereida», l’associazione no profit creata dal gruppo nel 1967 per acquistare i terreni e costruire la Città Aperta, e poi alla «Corporazione Culturale Amereida», nuova associazione nella quale la Cooperativa viene trasformata nel 1999. 
 5 Si traduce qui letteralmente il termine castigliano travesía, che sta ad indicare il viaggio d’attraversamento del continente americano, inteso come mare interiore. 
 6 Alberto Cruz, Cooperativa Amereida, Chile, in Laboratorio Latinoamerica, numero monografico di «Zodiac», n.s., n. 8, secondo semestre del 1992, pp. 188-199 
 7 Parola francese che alla lettera significa «falena», «farfalla»,ma in questo caso inteso come un percorso durante il quale si realizza un’azione poetica. 
 8 Friedrich Hölderlin, In lieblicher bläue in Friedrich Hölderlin, Inni e Frammenti, traduzione di Leone Traverso, introduzione di Laura Terreni, Casa Editrice Le Lettere, Firenze 1991. Questa poesia venne pubblicata per la prima volta nel libro «Phaetön» di F.W. Weblinger, una raccolta sulla poesia di Hölderlin, a Stoccarda nel 1823. Oltre cento anni dopo nel 1943, si pubblica un voluminoso compendio sull’opera del poeta nello «Stuttgarter Ausgabe», la poesia citata si trova nel vol. VI, II, 1, p. 372-73. E’ proprio questo volume che viene citato da Martin Heidegger in una conferenza tenuta nel 1951 e pubblicata successivamente con il titolo Poeticamente abita l’uomo nella rivista di poesia «Akzente» , fasc. I, 1954, p.57. 
 9 «Quien sino ella ( la poesia) dice de un origen, pues solo poeticamente se aparece?», in Godofredo Iommi e Escuela de arquitectura de la U.C.V. (Universidad Católica de Valparaíso), Amereida, vol. 1, Editorial Cooperativa Lambda, Santiago1967, p.13. 
 10 Arthur Rimbaud, Illuminazioni, in Arthur Rimbaud, Opere, Einaudi, Torino 1973 e 1990. 
 11 Arthur Rimbaud, Lettera del Veggente, Rimbaud à Paul Demeny, in IDEM, Opere Complete, Einaudi, Torino, 1973 e 1990. 
 12 Godofredo Iommi e Escuela de arquitectura de la U.C.V. (Universidad Católica de Valparaíso), Amereida, vol. 1, Editorial Cooperativa Lambda, Santiago1967, p.49. 
 13 Godofredo Iommi e Escuela de arquitectura de la U.C.V. (Universidad Católica de Valparaíso), Amereida, vol. 1, Editorial Cooperativa Lambda, Santiago1967, p.189. 

 14 La fondazione della Città aperta è la conseguenza dell’impossibilità, da parte dell’Istituto di architettura, di cambiare radicalmente la struttura universitaria: nel 1967 viene respinta la proposta di accomunare vita, studio e lavoro all’interno dell’Università. La Città Aperta viene fondata in un momento successivo, nel 1971, dopo una serie di «atti poetici» finalizzati ad aprire i terreni e a prepararli all’insediamento. François Fédier e gli altri membri francesi della prima traversata, avevano in precedenza proposto come data di fondazione il 20 marzo 1969, centenario della morte di Friedrich Hölderlin.


------------------------------- 

https://www.researchgate.net/publication/320382905_La_Scuola_di_Valparaiso_Dalla_costruzione_poetica_dell'architettura_alla_fondazione_della_Citta_aperta


Nessun commento:

Posta un commento

Post più popolari