venerdì 17 dicembre 2021

Il territorio dell'altopiano armeno: interazione tra luogo e architettura, a cura di Arà Zarian


IL TERRITORIO DELL'ALTOPIANO ARMENO: INTERAZIONE TRA LUOGO E ARCHITETTURA
a cura di Arà Zarian

L'architettura per noi armeni ha avuto un importante significato, come la scultura per il mondo ellenistico. Tramite l'architettura è avvenuta la massima espressione spirituale della nostra nazione.
Costan Zarian. (Beyrouth, 1952)




Per capire il destino che ha favorito la formazione di una delle culture più espressive del grande Oriente Cristiano, - una cultura molto particolare che ha tratto spunti dall'Oriente e dall'Occidente, ed è stata molto presente nella civiltà bizantina come in quella musulmana, creata e formulata attraverso linguaggi, simboli, filosofie, miti, - è necessario osservare con attenzione e studiare il territorio, cioè la materia prima che ha favorito la formazione di "architetture naturali" che a loro volta hanno influenzato quelle create dall'intervento decisivo dell'uomo nell'antichità. Per comprendere qualsiasi cultura che abbia lasciato profondi segni e rilevanti valori umani e spirituali sono indispensabili comprendere il rapporto stabilitosi con il territorio nei secoli, in circostanze geografiche e spaziali precise.
Per l'armeno antico le emergenze geografiche assumevano importante significato teofanico: perciò le montagne ben individuabili all'interno dell'ampio territorio di circa 300.000 kmq, hanno ricevuto nomi e significati attribuiti anticamente a divinità le cui tradizioni sono state trasmesse anche dopo la conversione dell'Armenia al Cristianesimo.
La mitologia armena vuole che il biblico monte Ararat fosse il tempio eretto al Dio del Tempo, la divinità dominante sull'altopiano, che decideva di tutti i movimenti naturali che dovevano accadere ai piedi del maestoso monte. Seguendo questa "ierotesia", gli antichi armeni, come gli hittiti, i parti, i greci e i romani, facevano costruire le loro tombe dinastiche sulle cime dei monti più alti della Commagenia (Eski, Kalè, Nemrut', Karakash).
In Armenia il culto delle altezze si mantiene durante il Cristianesimo (adottato come religione di stato dal 301). Nessuna chiesa o convento è costruita in cima a un'altura, bensì sempre a un livello più basso, sopra un pianoro; si riteneva che la montagna rappresenti già un tempio, e dunque collocare l'edificio di culto sulla cima di una montagna, sarebbe ritenuto un sacrilegio. Questa scelta è effettuata anche in occasione della prima cattedrale cristiana armena, fondata da Gregorio Illuminatore (Grigor Lusavoritch) negli anni 301-303; in quell'occasione, fu individuato un territorio pianeggiante a Vagaharshapat, situato di fronte al maestoso monte Ararat, sul luogo dove il San Gregorio aveva avuto la visione della colonna luminosa su cui si ergeva la croce. Quest’atteggiamento è rispettato nei secoli, come possiamo notare nei casi delle chiese di: Garnì, IV-V sec., S. Croce (S. Khatch), sec. IV-V, SS. Paolo e Pietro (Poghos-Petros) di Zovunì, IV-VI sec., Jereruyk', V-VI sec., S.Sergio (Surb Sargis) di Dvin, V-VII sec., S. Giovanni (Surb Hovhannes) di Mastarà, V-VI sec, S. Giovanni di Avan, 591-609, S. Giovanni di Sissian, VII sec., Tzitzernavank', (tzitzernak-rondine, vank'-convento, convento delle rondini) VI sec., P(ë)t(ë)ghnì, VI-VII sec.
Nella vicina Georgia invece in molti casi sono state scelte proprio le cime delle montagne per l'edificazione delle chiese per es. Dj(ë)vari, VII sec., Gremi, XVI sec., Gergeti, XV-XVI sec.
Per dare un'immagine complessiva del territorio armeno (che identifichiamo con l'area occupata da quello che l'arch. Armen Zarian ha definito "Regno Ararateo di Van", definizione che con maggior esattezza riferisce l'immagine della "Grande Armenia" o dell'"Armenia Storica"), c'è da segnalare che si tratta di un altopiano (fra i 400 m. e i 2.000 m. di altitudine media) che, estendendosi tra i 38° e i 47° 30' di latitudine 37° e tra i 41° 30' di longitudine, è delimitato a Nord e a Est dai possenti bastioni dei Monti Pontici e dal Piccolo Caucaso e allungandosi verso Est, si congiunge con le catene dell'Elbrus-Khorasan. Parallelamente a queste catene montane, corrono verso Sud i monti del Tauro Armeno, allineati allo Zagros iranico, mentre a Ovest si elevano l'Anti-Tauro e l'Anti-Ponto che si prolunga dalla Cilicia verso Nord-Est per formare, unendosi ai sistemi del M(ë)njure del Menjan, il nodo dei monti della zona di Erz(ë)rum. È segnalato che da questa piattaforma ondulata, massiccia, rialzata e dislocata tra gli altopiani iranici, l'Asia Minore e l'Asia Maggiore, affiorano alture di notevoli dimensioni come: il monte Ararat composto dal Grande Masis, 5.156 m. (Azat-libero Masis) e del Piccolo Sis, 3.914 m. (Pok'r-piccolo Sis), il monte Aragatz, 4.090 m., il Nemrut, 3.050 m., il monte Sipan, 4.434 m., il Pachr, 3.282 m., il M(ë)nzur, 3.188 m.
 
All'interno di questa roccaforte dominante sul territorio circostante e chiusa tra catene montane, dove le alture sono divinizzate ed elette a simboli di credenze antiche e dove l'unico accesso al Regno suddiviso in feudi era costituito dalle "clusurae" o "dur(ë)n hayots" (ingressi, accessi, porte) situati sui passi e protetti da fortezze doganali, si trovavano numerose sorgenti e fiumi, ricchi d'acque dai percorsi tortuosi che andavano a fertilizzare le terre circostanti.
I fiumi principali, donatori di vita sono quattro: il Tigri (=Tigris), lungo 1.950 km; l'Eufrate (= Jep'rat), con i suoi due rami: (L'Eufrate Orientale o l'Aratzanì (500 km.) e l'Eufrate Superiore, lungo 2.700 km; l'Arax (= Jeraskh), lungo 913 km e, infine, il fiume Kura (=Kur), lungo 1.364 km. Questi fiumi mitologici insieme ai tre bacini dei laghi di Sevan (storicamente chiamato Geghark'unyats Tzov-Mar Splendito, h. 2. 000 m.), Van (o lago di B(ë)znunyats, h. 1.720 m.) e Urmia (o Kaputan Tzov- Mare Blu, h. 1.250 m.), situati in posizione triangolare tra il Mar Nero e il Mar Caspio, erano legati al culto del Dio delle Acque, il Vishap (drago) che si ritrova scolpito sulle rocce simili a un enorme pesce, o realizzato in massi di granito di notevoli dimensioni (3-3,5 m.), comunemente posti in verticale (simili ai menhir), attorno agli specchi d'acqua circolari formati dai crateri dei vulcani spenti da secoli.
I percorsi di questi fiumi hanno favorito la fioritura delle città armene che si sono succedute nei secoli come capitali del potente Regno Armeno. Sono le città Artashat, Vagharshapat, Jervandashat, Armavir, Tigranakert, Anì, che promossero la fondazione di tante chiese e templi d'epoca precristiana lungo le verdi vallate dell'Altopiano Armeno. Dove l'acqua veniva a mancare, i re urartei costruivano dei canali artificiali a uso agricolo; uno dei più famosi è il canale di Shamiram lungo 80 km, costruito dal re urarteo Menuà nel IX sec. a.C. le cui acque ancora oggi irrigano i terreni presso la città di Van (l'antica Tushpa del Regno Urarteo). Le sorgenti d'acqua hanno costituito i fattori principali nella scelta storica dello stanziamento delle popolazioni Ar-Arà, di religione Solare, concentrate attorno ai bacini dei laghi Van e Sevan, dove scavi archeologici confermano la presenza d’importanti insediamenti urbani araratei (Tushpa, Sevan, Hayravank', Vanevan,). La scelta consapevole delle vallate dei fiumi, ove spesso passavano le famose strade carovaniere di commercio internazionale, delle rive dei laghi, delle isole, delle penisole, già individuate come località d'importanza spirituale, vitale, paesaggistica, politica, religiosa, strategica, economica, urbanistica, con la diffusione all'inizio del IV secolo del Cristianesimo in Armenia come religione di Stato, si propone anche per i nuovi edifici di culto come continuazione della tradizione, sebbene sostanze e concetti siano completamente nuovi. A proposito vanno ricordate chiese e conventi fondati nel medioevo in luoghi anticamente deificati che avevano un’importanza simbolica nel periodo pagano e situati lungo i tracciati delle profonde valli dei fiumi, come quelli sul fiume K'asagh: le chiese di Santa Domenica (Surb Kirakì) di Arznì (VI sec.), S Tziranavor di Ashtarak (VI sec.), i conventi di Hovhannavank', VI, XIII sec., Saghmosavank', XIII sec., i conventi del fiume Aghstev: Makaravank', IX-XIII sec., Haghardzin, XII-XIII sec., Goshavank', XII-XIII sec., Mat'osavank', XIII sec., Jenokavank', XIII sec., Deghdzuti vank', XIII sec., oppure gli edifici di culto cristiano eretti attorno al lago Sevan: il convento di Vanevan, VII-X sec. le chiese di Madre di Dio (Surb Astvatzatzin) e S. Risurrezione (Surb Harut'yun) dell'isola (ora penisola), IX-X sec., i conventi di Hatsarat, IX sec., Masrats Anapat, IX sec., Shoghagavank', IX sec., Kot'avank', IX sec., Mak'enatsotsvank', IX-X sec., Hayravank', IX-X sec. e il monastero costruito nell'isola di Aght'amar, IX-X sec., sul lago di Van. Tanti di questi conventi costruiti nel medioevo, sono stati eretti in luoghi dove già esistevano edifici di culto del periodo precristiano, totalmente demoliti all'inizio del IV secolo e sui cui resti erano edificate le nuove chiese. Esempi che testimoniano la continuità di questa tradizione si hanno tutt'oggi, come la Cattedrale di Edjmiatzin I, (luogo della discesa dell'Unigenito, IV-V-VII sec.), la basilica a navata unica di SS. Paolo e Pietro a Zovunì, (IV-VI sec.), il convento monastico di Astvatzënkal, (V-XII sec.), il convento di Hovhannavank', (V-XIII sec.), la chiesa a pianta centrale di Hrip'simè, (618), la chiesa cruciforme di K'arashamb, (VII sec.), la chiesa di S. Giovanni di Mastarà, (V-VI sec.).


Nagorno Karavakh, il monastero di Dadivank

La natura vulcanica del suolo dell'altopiano armeno dovuta allo scontro della piattaforma settentrionale con quella meridionale cui sono seguiti l'innalzamento e il corrugamento della superficie terrestre, ha favorito la formazione di materiali d'origine vulcanica: il tufo, la pomici, la scoria. Sono molto preziosi anche i materiali vetrosi come perliti e ossidiane che sono localizzati soprattutto nella zona centrale dell'attuale Repubblica. Oltre a questi materiali leggeri, facilmente disponibili e lavorabili (i tufi possono essere tagliati manualmente con una semplice sega da legna), l'Armenia è molto ricca di pietre dure quali i basalti, le andesiti, e i graniti. Meno diffusi sono i marmi, le pietre calcaree, le dolomiti, le pietre gessose e i quarzi. Sin dalla messa in opera dei blocchi di materiale lapideo nelle mura ciclopiche delle città del Regno Ararateo di Van, fino all'arte del "ricamo" sulla pietra dei maestosi khatchk'ar, gli scalpellini armeni hanno saputo scegliere le cave, tagliare e trasportare accuratamente i blocchi, lavorare e mettere in opera i meravigliosi materiali lapidei d'Armenia che la natura così generosamente ha donato. Fra essi il gruppo più espressivo è certamente costituito dalla vasta gamma dei tufi, materiale maggiormente impiegato per la costruzione di chiese, conventi, palazzi, ponti, caravanserragli, in tutto il territorio dell'Armenia Storica (ora la Repubblica Armena comprende solamente un decimo del territorio originario oggi suddiviso tra la Turchia, l'Iran, la Siria, l'Azerbaidjian e la Georgia). Il tufo, inoltre, ha ottime qualità d’isolamento termico e acustico e offre una vasta gamma cromatica (bianco, giallo, marrone, rosa, rosso, nero). L'edificio costruito con questo materiale, s’inserisce perfettamente nell'ambiente circostante costituito da rocce dello stesso materiale vulcanico. Esso si presta bene alla realizzazione di un certo tipo di costruzione dell'alzato detta midis, grazie alla quale diventa possibile l'esecuzione di elementi geometrici come le volte a botte, gli archi trasversali, le esedre diedriche, le nicchie armene, le calotte, le semisfere delle cupole, gli archi incrociati ecc. Il "muro armeno" rappresenta una struttura composta di tre strati, due dei quali costituiscono i paramenti esterni e interni, perfettamente levigati, al loro interno è realizzato un getto costituito prima dal materiale avanzato dalla lavorazione dei blocchi stessi, poi da una malta fluida di tipo cementizio. Studi recenti confermano che il muro costruito con questa tecnica (utilizzata anche nell'edilizia moderna però con l'uso dell'acciaio), dopo due-tre anni dalla sua esecuzione acquista una struttura monolitica e, se eseguita in maniera corretta, può mantenere le sue qualità per secoli, nonostante gli sbalzi della temperatura e le condizioni atmosferiche. Questo tipo di muratura e la regione stessa dell'Armenia, zona ad alto rischio sismico, hanno determinato la nascita di tipologie particolari (Edjmiatzin, Bagaran, Hrip'simè), l'invenzione di soluzioni costruttive anti-sismiche (con elementi quali le fasce di pietra incastro, come nel campanile di Haghbat, le nicchie triangolari esterne situate nell'interspazio del paramento tra abside e cappelle laterali com’è il caso della chiesa di Hrip'simè e di tanti altri edifici di questa tipologia) che, arricchiscono a loro volta, di nuovi elementi la produzione architettonica.
La scelta della forma progettuale logica, matematica, massiccia, di una volumetria plastica interna, l'uso dei giochi d'ombra e dei chiaro-scuri, la severità, ma anche la chiarezza e la semplicità delle forme prescelte nell'espressione esterna dell'edificio, crea un insieme felice per questi "gioielli" sparsi sulle colline. L'esatta scelta tipologica, l'uso specifico dell'edificio religioso, la coscienza dell'importanza dell'impresa, la presenza di altri valori naturali o costruiti sul territorio circostante, il carattere del popolo formatosi alla presenza dei suoi miti e simboli, sono i fattori più importanti che influenzino direttamente, il rapporto tra il costruito e la natura.
La simbologia ha avuto sempre un'importanza decisiva per una scelta armonicamente perfetta. Ne sono esempio gli eremi semidistrutti, localizzati in posti disabitati e difficilmente raggiungibili, situati sui declivi di dolci colline, protette da rocce massicce, dalle cime fortificate. (Tsakhats K'ar, XI sec., Spitakavor, XII-XIV sec., Shatinvank', XVII-XVIII sec., tutti nella reg. Jeghegnadzor, R.A. Il confronto fra il costruito e il paesaggio si evidenzia nel carattere della gente e si ritrova negli edifici religiosi, dimostrando l'abilità degli armeni nei confronti dell'interazione tra l'ambiente naturale e quello costruito.
Nonostante la presenza dell'ideologia omogenea data dalla fede cristiana, i canoni della chiesa armena, dalle scelte architettoniche degli spazi interni e le volumetrie spaziali esterne, alle diverse peculiarità della geografia del territorio hanno stimolato la valutazione e la scelta di espressioni individuali localizzate in diverse regioni (gavar). Ciò ha favorito la nascita di scuole regionali di architettura armena che portano i nomi degli stessi gavar: Shirak, Gugark', Ayrarat, Syunik', Vaspurakan, Anì, Artsakh, Tayk'. Nonostante la diffusione delle varie tipologie su tutto il territorio dell'Altopiano Armeno, l'interpretazione locale, trasmessa attraverso forme architettoniche monumentali, creò un rapporto differente in cui si evidenziarono particolarità riguardanti non solamente le usanze e la tradizione strettamente locale, ma anche un nuovo rapporto nel modo di costruire e inserire gli edifici nei luoghi prescelti.
Un ultimo cenno riguarda il raggruppamento di numerosi edifici costruiti in età diverse attorno ad un unico nucleo, in luoghi sacri, quindi carichi di simboli e miti. La composizione architettonica-planimetrica si sviluppa con una certa logica spinta a rispettare con precisione gli assi fondamentali di simmetria, il rapporto volumetrico delle forme architettoniche dettate dalle esigenze del Centro spirituale e culturale. Questa nuova espressione specifica è inevitabilmente appoggiata dalle relazioni con l'ambiente naturale circostante, di cui diventa il fattore più importante per il raggiungimento dello scopo voluto. Interessanti esempi di monasteri e conventi dalle architetture complesse e raffinate che presentano un'interazione straordinaria tra natura e edificio, sono dati dai monasteri di: Vorotnavank', VII-X sec., reg. Ghap'an, Tat'ev, X-XI sec., reg. Goris, Vahanavank', X-XI sec., reg. Ghap'an, G(ë)ndevank', X-XIII sec., reg. Vayk', Kh(ë)tzkonk', XI sec., vilayet' di Kars, Gandzasar, XIII sec., reg Mardakert in Artsakh.


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BIBLIOGRAFIA IN RIFERIMENTO ALL'ARTICOLO
Gh. Alishan, Teghagir Hayots Metzats, (Descrizione della Grande Armenia), Venezia, 1855, (in armeno classico).
Agat'angeghos, Patmut'yun Hayots, (Storia dell'Armenia), Tp'ghis, 1909, (in armeno).
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T'. Kh. Hakobian, Hayastani patmakan ashkharhagrut'yun, (Geografia storica dell'Armenia), Erevan, 1968, (in armeno).
A. Alpago Novello, Architettura e territorio in Armenia, in Atlante, XXII, n°198, pp.40-53, 1981.
A. Zarian, Aknark hin ev midjnadaryan Hayastani k'aghak'ashinut'yan patmut'yan, (Cenni storici sull'urbanistica dell'Armenia del periodo antico e medievale), Erevan, 1986, (in armeno).
A.A.V.V., Gli armeni, Jaca Book, Milano, 1986.


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Fonte:  http://www.arazarian.it/architettura.html


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